I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing
I think I thought I saw you try
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(© Michael Stipe - 1991 REM)

.. Due giri di sirena!
Dico al mio compagno entrando, nell'auto-pattuglia.
.. Due, Andrea, non tre!
… Che differenza fa?
Dice mentre chiudo la portiera; scuoto la testa.
.. La differenza tra una notte tranquilla e un continuo urlare ecco la differenza. Ma queste cose proprio non ti entrano in testa, vero?
Lui guarda fuori dal finestrino la luce che filtra dalla stanza di mio figlio.
.. Che parte della città ci hanno dato?
Chiedo.
… Zona Repubblica, tutta la parte della Stazione. Abbiamo schivato China Town. Meglio così no?
.. Forse.
… Notte facile.
Dice allegro.
.. Facile un cazzo, con Alì fuori gioco ci sarà lotta per il territorio.
.. Già Alì. Sei andato a vederlo?
Sì gli rispondo.
Non gli dico che sono scappato da quella stanza, che tutto là dentro mi ricordava troppo quello che ho a casa, questo non lo dico.
… Tuo figlio?
Lo dice quasi tossendo.
.. Stabile. Per quanto possibile, stabile.
… Ho sentito di un posto a Los Angeles dove fanno miracoli per quelle robe li.
Dice ancora, e io penso a chi cazzo me la paga Los Angeles. Mi sono impegnato anche il culo per curarlo. Che ho una fottuta sala rianimazione in casa, penso.
.. E’ in coma da tre anni Andrea. Non ci sono Angeli che tengano.
… Ti stai ammazzando Carlo, da quanto tempo non dormi?
Mi chiede.
Io guardo indifferente Milano che guarda passare indifferente le ore.
Guardo le sue ombre sbilenche che spiovono dai tetti e si mischiano alle pozzanghere di questi giorni di pioggia. Guardo passare le vetrine e la mia immagine allungata dalla velocità e dalla lentezza, dalla mia lentezza.
.. Accosta, io scendo; tu vai a farti un giro.
Dico, lui obbedisce.
… Hey, e questa?
Mi fa quando lascio l'arma sul sedile.
.. Non hai capito niente di questa città. Niente.
Torna qui tra 15 minuti.
Gli volto le spalle e mi incammino sotto i lampioni che domattina si svuoteranno di luce portandosi via le persone che nascondono ora.
Trovo Colla dove sapevo di trovarlo, allo stesso posto di Alì. E' appoggiato ad una macchina rossa; finestrini aperti.
.. Antonio!
Lo chiamo per nome aprendo il giubbotto per fargli vedere che non ho armi,
. Hey, capitano.
Dice mettendosi le mani in tasca.
.. Mi chiedevo se sapevi niente di Alì, oh scusa,di Burn.
. No, niente, è un po’ che non lo vedo in giro.
Mi avvicino.
.. Bella macchina. E' tua?
Dico ancora mentre entro al posto di guida. Lui e' impallidito, non sa se e' il momento di stare o correre via.
. Sono pulito
Dice.
. Pulito.
Io mi siedo alla guida, accarezzo il cruscotto.
.. Pulito certo.
Sorrido.
.. Con tutto il detersivo che ti porti dietro…
Dico mostrandogli il sacchetto che ho strappato da sotto il volante.
Esco dalla macchina. Lui si e' tirato indietro di un paio di passi.
Mi avvicino, poi veloce lo afferro per un braccio, glielo torco dietro la schiena e lo sbatto sulla portiera.
. Allora non sai niente di Burn, vero? Niente?
Gli blocco il collo con la mano libera e gli spingo la testa sul volante.
.. E questo?
Gliela premo sul clacson.
.. Di questo cosa mi dici?
Lui non parla, e' troppo impegnato a non pisciarsi sotto per parlare.
.. Questa città ha miliardi di occhi e di orecchie Colla.
Ti sei fermato giusto in tempo per non farti vedere dalle telecamere, ma questo rumore...
Lui respira corto.
.. Se devi fare del male fallo per bene, in silenzio.
Gli soffio nelle orecchie a denti stretti. Poi mollo la presa.
.. Vattene, questa cosa finisce qui.
Lui é già lontano prima ancora di aver sentito le mie parole.
Metto il sacchetto dietro la schiena e vado via.
Attraverso le strade e le loro ombre storte senza neppure guardarmi attorno.
.. Non fare domande Andrea. Questa cosa non e' successa.
Dico al mio compagno quando lo raggiungo.
Lui mi guarda poi fa cenno che va bene, va bene.
Il resto della notte sono puttane sui viali e padri di famiglia su quei viali che non portano a nulla.
Attraversiamo le ore in silenzio, e il silenzio attraversa ogni nostro gesto.
Andrea mi lascia sotto casa alla fine del turno.
. Non fare cazzate Carlo. Non fare cazzate.
Sono le ultime parole che mi dice.
Apro la porta di casa mentre mia moglie sta per uscire; ha preparato il caffè, sa che ne avrò bisogno.
Ti ho sposata perchè tu fossi felice vorrei dirle, ma sembrerebbe una bestemmia detto adesso. Basta guardarsi per capire. Occhi stanchi che incrociano occhi stanchi.
Raggiungo la camera di Marco, controllo il respiratore, gli pulisco la bocca.
Non hai avuto neppure il tempo per fare l’amore, penso.
Neppure per questo.
Poi mi butto sulla poltrona accanto al letto.
Cosa Facciamo Marco? Penso rigirandomi il sacchetto tra le mani.
Cosa facciamo?
Lo vendiamo per una speranza nella città degli Angeli o la finiamo questa storia e ce lo dividiamo tra me e te.
Cosa facciamo?
Ci andiamo assieme, di persona, da questi angeli?
remote : Luigi Bruno Cristiano
Archiviare
inscatolare
e poi buttar via tutto
per ricominciare
ma da dove
da che cosa
non so
dalle cose
dalle persone
da qualche foto
da una canzone
da un libro
scritto
e messo
via per te
però guardare
e non toccare
che non si sa mai
cosa può fare male...
una parola in meno
una carezza in più
bisognava andar giù a zero
lasciare niente a metà
più in basso dello zero
e risalire da là.
e se mi incontrassi
solo adesso
se mi vedessi
proprio adesso
adesso che il vento
si è calmato un po'
non mi vivresti
come un cielo
sempre nero
ci vedresti dentro
anche un po' di chiaro
le mie risposte
le tue risposte
non sarebbero no.
lo sai
lo so
quel che sembra tardi
è quasi sempre presto
lo so
lo sai
quel che sembra tardi
è quasi sempre presto
è ora.
remote : Luigi Bruno Cristiano
Ho incontrato Totuonno Trematerra durante una sera vagabonda di perfetta sconsideratezza.
Sono sere che diventano notti, e che non si possono prevedere, tantomeno pianificare. Accadono.
Accadono di rado tra gli amici più fidati; quelli che ti amano anche contro la loro volontà, anche contro la tua volontà.
In quelle sere ci si trova davanti a qualcosa di più forte di noi e si parla di massimi sistemi e di come uscirne indenni. Ci si consola degli anni che volano e ci si compiace della leggera inconsapevolezza che ci accompagna. Alla fine ci si sente meglio anche se si sono aggiunti solo altri minuti al canestro del nostro tempo perso.
Quella sera prometteva quello che poteva promettere, giusto un angolo morbido dove posare le parole rimaste dopo settimane di lavoro. E, Dio che fatica facevano ad uscire; incastrate come erano dentro alla bocca, e bloccate dai mille impegni che affollavano i nostri pensieri.
Ci voleva un lubrificante, qualcosa che sciogliesse le incrostazioni che la vita reale ti attacca addosso perché potessimo “staccare” e ritrovare il vero idiota che dorme dietro i nostri paludamenti da seri professionisti.
Ci aiutò molto la birra quella sera, tagliata con della pessima tequila e buttata giù a sorsi lunghi. E finalmente si cominciò a parlare del futuro e ci si chiedeva dove fossero finite le macchine volanti che ci avevano detto avrebbero sfrecciato nel cielo del 2000.
Niente suggeriva che qualcosa di terribile e meraviglioso stesse per accadere. Anche perché, nonostante il tasso alcolico dei presenti fosse ben al di sopra dell’umano, era una sera “in minore”.
Totuonno era dietro di me, o meglio, dentro di me; penso fosse in me da sempre, aspettando che rasentassi il coma etilico per uscire prepotente. Non ricordo quante birre e tequila erano già transitate attraverso i giusti canali corporei ma a un certo punto io persi la mia voce e una voce più potente tuonò dalla mia bocca asserendo di aver visto il futuro e di conoscere le risposte alle domande che ci affliggevano.
Ricordo una sorta di passaggio, una sorta di consegna di coscienza e poi il tono scuro, basso, della sua voce nella mia.
“Io, Totuonno Trematerra, nato da donna e uomo per caso, e di Maggio per scelta.
Privo di stigmate per disguidi postali ma portatore del verbo o di handicap, a piacimento; avendo visto il futuro e le cose che verranno, posso parlare.
Potrei anche tacere, ma sono troppi a tacere.
Troppi tacciono e acconsentono senza sentirsela di acconsentire al tacere...
Quindi parlo!
Ho viaggiato per dimensioni trasversali e oblique all'indomani dell'oggi e all'oggi dell'indomani, ho battuto strade infinite e di periferia; un pellegrino transdimensionale, un osservatore transustanziale, un ascoltatore disatteso delle umane transumanze, un trans.
Posso ingannare il tempo ed avvertirvi su cosa e come sarà il domani e perché.
Posso annunciarvi tragedie e amenità, a meno che sia tragicamente ameno il fato e i fatti, nel qual caso non so... Vedremo, o meglio, vedrò.
Avrò parole di fuoco per i rigidi inverni e frasi raggelanti per le torride estati.
Non posso svelarvi il mio vero nome. Troppi sarebbero quelli che mi adulerebbero palesemente in pubblico.
Io non voglio un pubblico, neppure un mezzo pubblico, e non amando le mezze misure non so cosa voglio anzi sì.
Voglio un metrò.
Totuonno Trematerra, questo sarà il nome con cui verrò ricordato, e so che verrò ricordato.
Lo prevedo da ora.
Per il resto è buio.
Però, dovrei avere una pila da qualche parte…”
Chi mi era accanto non si preoccupò minimamente di quanto mi stava accadendo, presero la palla al balzo e capirono che la serata aveva svoltato, sì decisamente, sarebbe stata una notte memorabile.
Le domande furono molte quella sera, e molte le risposte; moltissime restarono comunque irrisolte, ma questa cosa era assolutamente irrilevante di fronte alla presenza di quel Veggente, demente forse, ma sicuramente certo di quanto affermava.
Dopo essersi rivelato Totuonno rimase in silenzio, tracannò il mio bicchiere come non avesse mai bevuto in vita sua (nostra) e praticamente si sdraiò sulla sedia reggendosi con un braccio allo schienale. Il silenzio era imbarazzante, tutti avevano capito che qualcosa di potente regnava in me e parlava attraverso lui o viceversa.
Uno degli astanti crollò il capo e disse:
“Quante cose non sappiamo..
Se veramente potessimo vedere il futuro potremmo prepararci per tempo, e invece no. Inchiodati qui all’oggi,fermi a immaginarsi un domani che sarà sempre diverso da quello che ci aspettiamo.“
A quelle parole Totuonno sembrò risvegliarsi, come da un torpore catartico e disse :
“ Brutta cosa l’ignoranza, brutta cosa.
E voi non sapete come sarà nel futuro! “
Poi, dato uno sguardo furtivo in giro, finì in un fiato la birra di chi gli sedeva accanto e tuonò!
”L'ignoranza del futuro partirà avvantaggiata, ché già adesso qui noi non scherziamo.
Sarà libera e democratica; non guarderà in faccia a nessuno, come Stevie Wonder. E sarà inutile fare a gomitate per averne di più, a chi tocca tocca, come Stevie Wonder.
Ognuno avrà la sua dose di ignoranza del futuro dalla nascita, e ogni 2 mesi ti faranno i test. Che se li superi puoi andare avanti, ma poco, e se non li superi puoi andare più avanti e se non ti presenti ti vengono a prendere in otto e ti portano molto ma molto avanti.
E allora dovrai recuperare e stare indietro come gli altri, ché è da dietro che puoi guardare avanti.
E' da dietro che hai i punti di riferimento davanti.
Se sei davanti, avanzi.
E gli avanzi si mettono via per domani.
Ma il futuro è domani e allora c'è il paradosso di te che ti avanzi per il te di domani.
Pensaci!
L'ignoranza del futuro te ne accorgi di come sarà se guardi "Chi l'ha visto?", "Chi vuol essere milionario?", e in genere tutti i programmi che finiscono con la domanda interrogativa.
Se non lo sanno loro chi vuole cosa e quando, perché lo chiedono a milioni di persone che poi litigano per cercare di saperlo, e magari chi lo sa sta zitto, e si nasconde per non essere interrogato, o si interroga se vale la pena nascondersi?
Eh?!
Ma tu vuoi sapere altro, e allora sappi che tutti i libri saranno scritti ad alta voce da Aldo Busi davanti a una montagna, ma li firmerà Umberto Eco per via dell'effetto surround.
E nessuno li saprà leggere perché bisognerà leggere fra le righe e nelle cartolerie venderanno solo le squadre.
E sappi che l'ignoranza del futuro la insegneranno nelle scuole del futuro dove a fare lezione sarà la radio a valvole di sfogo, anche se non ci sarà l'obbligo di frequenza.
E sarà frequente che si perda la frequenza, cosicché andranno in onda le pecore per l'intervallo.
E me le vedo male le pecore in onda che non sono mica brave a nuotare, anche quelle sarde nonostante il mare che hanno tutt'attorno.
Comunque…
Io l'ignoranza del futuro la vedo messa bene a patto che iniziamo a prepararci da subito! Subito!
Perché l'ignoranza è come un bambino, se la curi bene cresce.”
C’era una profonda verità in quello che diceva Totuonno.
La verità che solo gli stolti o gli ubriachi persi riescono ad intuire e cercano di spiegare a loro modo, peccato che il più delle volte le loro parole siano incomprensibili. Vivremmo tutti in un mondo migliore. Ma lo potevi vedere da come si muoveva chi lo ascoltava che una scintilla si era accesa nelle loro speranze di strappare i veli illusori che nascondono l’essenza della vita; e fu con un’umiltà che non ricordavo che uno degli astanti timidamente gli rivolse la parola.
“Maestro, ho pregato per anni un Dio disattento e assente, crudele e misericordioso ma in modo del tutto casuale. Non capisco il suo disegno. Non capisco se sono nel vero, se un giorno incontrerò questo mio creatore e se potrò chiedere conto di questa vita, o se dovrò ancora una volta piegare il capo e accettare di vagare nel buio e di pagare quello che bevo 7 volte 7 il suo valore.
Maestro, come sarà la religione nel futuro?
Chi ci sopravvivrà avrà le risposte che meritano di avere?”
Lui lo guardò con infinita sufficienza, ci pensò un attimo e poi disse :
" Posso già dirvi sin d’ora che tra qui a poco il Buddismo avrà miliardi di fedeli tanto da indurre il Dalai Lama a reincarnarsi in un Bilama, ma questo non vi basterebbe, lo so.”
Allora si prese il tempo che serviva a ordinare un Mojto, e così parlò.
”La religione del futuro sarà esistenzial-buddista-teoretica-antiurica.
Avrà le indicazioni d'uso e la sua bella data di scadenza, mica come adesso che te ne becchi una e poi per cambiarla devi litigare coi parenti. I comandamenti verranno ridotti a uno onnicomprensivo e sarà " Fate i puri e poi fate pure ", e non si butterà via niente di tutte le religioni del passato che confluiranno in quella del futuro.
Almeno una volta nella vita tutti dovranno pregare rivolti a nord-est, tenendo in mano un totem, facendo girare una campana e facendosi il segno dei piccoli appezzamenti di terreno coltivati in collina, ché anche gli ortodossi avranno il loro bel perché del futuro.
Almeno una volta nella vita tutti dovranno regalare il libro di Mormon o di Bruno Vespa per strada, facendo finta di essere americani e svegliare almeno 30 persone alla domenica mattina per fargli fare falsa testimonianza.
Almeno una volta nella vita tutti dovranno bagnarsi nel fiume giallo o in acque di scolo, l'importante sarà il colore.
Il rosario verrà abolito, per via del ginepraio che potrebbe venir fuori, e se viene fuori il ginepraio sono dolori e non rose e quindi niente rosario.
Almeno una volta nella vita tutti dovranno avere le unghie incarnate e dovranno reincarnarsi.
Comunque la religione del futuro scadrà ogni 6 mesi e bisognerà rinnovarla, e quindi non è detto che devi fare tutte quelle robe lì.
I credenti del futuro avranno 5 giorni per rinnovare la religione in scadenza. Nel caso si dimenticassero di rinnovarla si rinnoverà a caso e chi sarà in chiesa o a casa sarà il caso che si chieda perché non l'hanno rinnovata dato che che non sapranno la religione che gli hanno affibbiato e saranno dolori.
Le chiese del futuro avranno la moquette sul soffitto per trattenere le preghiere e gli acari, e si dovrà entrarci dentro in ginocchio con i gomiti a strisciare il pavimento e la testa rovesciata in alto a guardare il soffitto le preghiere e gli acari; non sarà una cosa facile perché tutti dovranno impiegarci esattamente 48 minuti del futuro in quella posizione e poi alzarsi di scatto e gridare il numero degli acari visti, senza cadere e senza sbagliare il numero.
E sarà un miracolo se ci riesci... Ma qualcuno ci riuscirà e allora sarà la prova che la religione del futuro funziona.
Il problema della religione del futuro è beccare il momento giusto per andare al creatore.
Che se sei nella religione giusta ti si presenta Selen e poi ti moltiplichi, e se becchi il momento sbagliato ti si presenta Margherita Hack e ti moltiplichi ma di più. E non è giusto perché le donne non avranno questo problema a loro gli si presenterà sempre Raul Bova e a seconda del momento si moltiplicano o no.
Comunque anche l'aldilà del futuro sarà a turni e quindi basta aspettare e prima o poi Selen arriva.”
Potevi leggere la speranza negli occhi di chi gli aveva rivolto la domanda. La speranza e la consapevolezza di poter fare e credere quello che voleva. Finalmente aveva avuto una prova che chiunque fosse l’Architetto Supremo, aveva immesso nel suo progetto il libero arbitrio, senza accorgersi dell’errore.
Totuonno sembrava stremato. Divinare costa dura fatica, bisogna abbandonare il raziocinio e ascoltare il vento fra le nuvole e quello prodotto dal ventre. Bisogna sentire il peso della propria pelle sul viso e sforzarsi di tenderla in un sorriso. Bisogna sfocare gli occhi vedere la realtà dietro la realtà, e ridere della falsità di entrambe.
Io guardavo Totuonno da una prospettiva diversa, del resto stavo guardando me stesso e onestamente non mi ero mai visto in quello stato; ma a dire la verità non mi dispiaceva. Non mi dispiaceva aver buttato nel cestino dei panni sporchi quella poca razionalità che mi distingue, e mi auguravo che finisse in fondo a quel cestino, dimenticata per il maggior tempo possibile.
Chi mi sedeva intorno asseriva e ripeteva le parole del Maestro, in special modo era andata a genio a tutti l’idea che Selen prima o poi arriva. Se questo era vero , prima o poi potevi sperare in un riscatto, nonostante tutto.
C’era naturalmente chi guardava con diffidenza a quanto diceva Totuonno.
“Scusi Trematerra, ma la vita in sé la costruiamo noi. Siamo noi a dare un “governo” a quello che accade. Usi, costumi, leggi, tutto è nelle nostre mani o nelle mani di chi abbiamo deciso ci rappresentasse. Io compro quanto mi suggerisce il buon senso, voto chi mi ispira fiducia, chi mi garantisce sicurezza e prosperità e soldati a piantonare le discariche che sennò i rifiuti scappano! Qui la religione c’entra poco. La religione è territorio dell’anima, ma se devo o no pagare l’ICI lo decide il parlamento. Lei sostiene di poter vedere il futuro, io non vedo la fine del mese a dire la verità ma lei ASSERISCE di vedere il futuro. E allora ci dica cosa dobbiamo scegliere, cosa dobbiamo fare per diventare un paese normale?"
Totuonno lanciò un ‘occhiata di fuoco sui fianchi della cameriera che ci stava servendo per l’ennesima volta e disse.
“Non c’è niente da scegliere, tutto è già scritto. Fate come volete e sappiate che il governo del futuro sarà basato sui sondaggi in tempo reale.
Tutti i cittadini verranno costantemente interpellati per sapere se il governo del futuro starà facendo le cose giuste nel modo giusto e nel momento giusto del futuro.
Ognuno avrà una cabina elettorale miniaturizzata appesa al polso, questo per avere in ogni momento il polso della situazione del futuro.
Perché a nessuno interessa avere il collo della situazione o la caviglia della situazione del futuro.
Tu stai mangiando ed ecco che il governo del futuro ti convoca nella cabina elettorale miniaturizzata, per sapere se il conflitto di interessi ti interessa e se ti interessa o ti crea conflitti l'interesse su un conflitto del futuro.
Tu stai con la tua donna ed ecco che venite convocati nella cabina elettorale del futuro, perché al governo del futuro non interessa se stavate venendo per conto vostro, prima il dovere, poi il piacere, per piacere!
E dovrete vestirvi e rispondere a domande del tipo, e non vi dicono chi sia il tipo che vi sta domandando le cose perché il governo del futuro non avrà tempo da perdere con queste stronzate.
Ogni tanto farà le domande trabocchetto, per vedere se il cittadino è attento.
Ogni tanto vi ripeterà la domanda di prima, perché il governo del futuro avrà il suo gusto e se una cosa non gli piace bisogna che piaccia al popolo del futuro, almeno al 33.3 percento periodico.
E se è questo numero ci sarà un motivo, e il motivo è che se gli va bene è un terzo dell'elettorato, se gli va male è un periodo.
Il governo del futuro avrà una sola maggioranza, un solo partito, una sola camera, un tinello.
Non ci sarà bisogno dell'opposizione che si oppone alle scelte del governo del futuro perché tutti i membri del governo del futuro prima di diventarlo saranno sottoposti a perizia psichiatrica e dovranno essere tutti schizofrenici.
Così che si faranno opposizione da soli a seconda del momento del futuro.
La democrazia sarà una democrazia a sfinimento.
Sarà garantita dal garante della democrazia del futuro che lavorerà fianco a fianco con il garante della privacy del futuro e si dà il caso che saranno la stessa persona e allora la democrazia sarà privata, così privata da essere privata di tutto.
Il governo del futuro sarà buono e farà le cose per il popolo del futuro, che non saremo noi e non lo so mica a chi va peggio.
Ma il popolo del futuro sarà contento del governo del futuro, perché questa sarà una delle domande più frequenti e mica si può rispondere sempre di no, specie se te la chiedono ogni venti secondi, mentre sei al cesso.
A queste parole tutti convennero che l’attuale congiuntura sociale e politica non poteva portare a una forma di governo diversa da quella che il Maestro aveva indicato.
Ancora una volta aveva colto nel segno, aveva guardato l’oggi e proiettato il domani.
Sembrava proprio che Totuonno avesse il futuro in tasca e che ci giocasse con le dita a farlo rotolare nei pressi dell’inguine. Non c’erano domande a cui non avesse risposta. A patto che lo si continuasse a foraggiare di alcool.
Qualcuno si preoccupò non poco del suo (mio), ritorno a casa.
“Maestro, non può guidare in quelle condizioni!”
Disse qualcuno.
“Posso guidare a condizione che non mi si condizioni; e che funzioni il condizionatore! Questa è una condizione condizionante! “
Rispose lui, poi si fece scuro in volto.
“Le macchine non voleranno mai, né nel 2000 né nel 3000. Vi hanno raccontato un sacco di balle, lo so.
Chissà come aveva ricordato una domanda nata in quella sera ancor prima della sua stessa nascita.
A quella frase uno di quelli che ormai si potevano definire degli adepti si rivolse a lui dicendo.
“A proposito, devo cambiare macchina. Mi conviene farlo adesso? Come sarà la macchina nel futuro? Euro8, Euro9, come?”
Totuonno si strizzo le tempie tra il pollice e l'anulare della mano sinistra e senza soluzione di continuità afferò al volo con la mano destra una birra vagante destinata ad un altro tavolo, la fini in un fiato ed eruttò.
“La macchina del futuro avrà le ali come i nuvenia pocket.
Così che la guidi anche in quei giorni col tanga.
Avrà 7 chili di segatura ché non si sa mai quale merda puoi pestare.
E potrai entrarci dentro e guardare fuori o viceversa che tanto sarà lo stesso di quando sei fuori e nessuno ti guarda dentro ma tu da dentro guardi fuori.
Avrà la linea riservata che sul traffico non la senti e ti possono chiamare.
E se rispondi te lo dice che stai rispondendo, così sai quello che fai.
La macchina del futuro te la ruberanno i ladri del futuro.
Che avranno i grimaldelli intelligenti che ti parlano di Shopenauer quando funzionano bene, e ti parlano di Flavia Vento quando funzionano male.
Se avrai bisogno di un prete non ci saranno problemi, se avrai bisogno di un panettiere non ci saranno problemi, se avrai bisogno di una macchina del passato invece sì che ci saranno problemi.
Perché avrai la macchina del futuro e quella non torna indietro.
La macchina del futuro si chiamerà " Duna " .
E se ne avrai una coppia si chiameranno " Ddue " .
E così via, in crescendo.
E planerà sulle disgrazie del mondo come una mosca sul letame.
La macchina del futuro andrà a Clearasil.
Così avrai la pelle liscia e protetta quando sei in coda.
E adesso che sai queste cose.
Adesso che sai come sarà la macchina del futuro, dimmi...
Perché io devo stare qui a parlartene che lo sapevi già?
Che sono parole inutili per chi non sa leggere, e leggère per chi è inutile.
La macchina del futuro ci aspetta all'angolo.
Questo i politici lo sanno.
E' per questo che fanno le rotonde nelle strade.”
Un ovazione accolse quelle ultime parole. A suggello della serata e a eterno ringraziamento per aver trovato finalmente una guida spirituale tutti si premurarono a pagare un ultimo giro di Birra e Tequila.
Totuonno ne aveva bevuta così tanta da non riconoscere la differenza tra il sapore di quello che stava bevendo e il sapore dell’acqua.
Finì quel bicchiere e poi cadde in un sonno profondo.
Nessuno osò disturbare il riposo del Vate.
Io ripresi conoscenza qualche tempo dopo con un morso di fame nello stomaco.
Sembrava che il maestro se ne fosse andato, eravamo rimasti in pochi nel locale, ma quelli che erano restati parlavano di lui.
“Ho fatto qualche cagata?
Chiesi timoroso.
" No è che mi sembrava che qualcun'altro parlasse per me."
Mi risposero dandomi de lei, ma non ci feci molto caso era già un ottimo risultato che non mi dessero altri titoli meno nobili.
"Ho voglia di Hamburger, presto!”
Dissi cercando di tirarmi in piedi; gli altri si affrettarono a sorreggermi e a seguirmi. Mi raccontarono di Totuonno e di tutto, e nonostante ormai fossi totalmente in me, riconoscibile, sembrava si aspettassero qualche altro colpo di teatro.
Ci trascinammo fuori dal locale per andare in Stazione Centrale. Lì gli hamburger li trovi anche alle 4 del mattino e hanno lo stesso sapore di quelli di mezzogiorno, di ogni Santo mezzogiorno.
Ordinai 4 Big Mac e mi venne da pensare, peccato…
Peccato che se ne sia andato, avrei potuto chiedergli anche io qualcosa.
Avrei potuto chiedergli non so.. magari come sarà McDonalds nel futuro…
“Uguale, uguale uguale!”
Rispose il maestro, usando per l’ultima volta la mia voce.
remote : Luigi Bruno Cristiano
Nel settembre del 65 io avevo sei anni e abitavo da poco in zona Bande Nere, periferia di Milano allora. I miei a quel tempo se la passavano male, uscivano dal fallimento di un frutta e verdura e praticamente non avevano altro che le cose che indossavano e un centinaio di lire in tasca.
Del resto io ero uno che costava, salute cagionevole, la mia. Tra visite e spostamenti in giro per l'Italia a cercare l'ospedale migliore, il medico migliore e tutte quelle cose lì, si erano mangiati i risparmi e un sacco di verdura alla fine, quella che sennò dovevi buttarla via, quando chiusero il negozio.
In via Orsini avevano trovato casa e lavoro assieme; mia madre gestiva la portineria e mio padre aveva iniziato a fare il tassista per un tizio che si chiamava Carlo e che aveva cinque o sei licenze. A dire la verità mia madre smistava la posta, spazzava l’atrio e basta, non è mai stata forte mia madre, tutto il resto lo faceva papà. Io non lo so dove lui trovasse le forze per alzarsi alle cinque del mattino, pulire le scale in silenzio badando a non fare rumore, per poi lavarsi di fretta e scappare via col Garelli sgangherato che gli aveva prestato il padrone dei taxi. E questo succedeva tutti i giorni, che fosse freddo o caldo non faceva differenza, perché alle 7 doveva essere dall'altra parte della città e salire su una 600 multipla verde e nera, di quelle con la panchina ribaltabile di legno e il vetro scorrevole che separava il guidatore dai passeggeri.
Su quella macchina ci passava dieci o dodici ore al giorno, praticamente col culo sulla ruota anteriore sinistra, e mangiava pane e qualcosa a mezzogiorno sempre al posto di guida, fermo al primo posteggio che trovava. Poi tornava in rimessa e Carlo gli faceva ripulire la macchina, perché da li a poco arrivava quello della notte e il taxi doveva essere a posto. Alle volte quello della notte non arrivava, e così continuava lui e magari lo rivedevi la sera dopo, anche se alle 5 del mattino era tornato, aveva tirato a lucido le scale, bevuto un caffè di fretta e via.
Adesso che ci penso mio padre era un po' come quella cazzo di macchina, non si fermava mai. Arrivava a casa e se era primavera faceva il giro del giardino, e quando tornava sapeva di macchina e di terra, se era inverno andava giù nel locale caldaie e tornava su che sapeva di macchina e gasolio.
E questo odore gli rimaneva addosso anche dopo il bagno e lo ritrovavi mischiato al profumo di brillantina sul cuscino dove dormiva.
Mi ricordo che quel settembre io, io aspettavo ottobre.
Aspettavo ottobre perché iniziava la scuola, e non sapevo se mi sarebbe piaciuta o meno o se mi avessero accettato per quello che ero, non sapevo gli scherzi che mi avrebbero fatto, non sapevo come era stare qualche ora in mezzo agli estranei, lontano da mia madre.
Più o meno a metà di quel mese mio padre arriva a casa una sera tardi, io mi sveglio e lo sento dire a mia madre che sarebbe stato a casa l'indomani e che c'era una sorpresa. La sorpresa era che il giorno dopo, posteggiata davanti all'Upim proprio di fronte a casa c'era la 600 multipla. Quel giorno lì mi ha portato in giro per la città, seduto dietro come un passeggero, perché la macchina doveva fare non so quali controlli e Carlo aveva altro da fare, e allora che li facesse lui e si tenesse il tempo che restava per passarlo in famiglia.
Abbiamo girato tutta mattina, me lo ricordo bene; il tempo era incerto e lui aveva gli occhi grigi che ridevano e le mani grandi che nascondevano il volante mentre si inventava i nomi dei cartelli stradali.
Mi indicava le strade, suonava incrociando i colleghi, mi faceva vedere le piazze, i palazzi strani, i bar che usava quando aveva bisogno di andare in bagno. Era la prima volta che vedevo dove viveva quando non era con noi.
Io lo guardavo guidare e mi sembrava che lui e la macchina fossero una cosa sola che rimbalzava sulle rotaie alte del tram, sulle pietre sconnesse delle strade vecchie, con un rumore sordo e potente come una pancia vuota da troppo tempo. Vedevo Milano sfrecciare via, veloce, specchiata nei riflessi lucidi dei capelli neri di mio padre; non l'ho mai più vista così nuova e fresca, così viva.
Era un mercoledì lo ricordo bene, a cavallo di quel mese, perché il mercoledì si mangiava carne, e al nostro ritorno mia madre aveva cucinato pollo e patate fritte, e c'era un profumo da allagarti la bocca e lei aveva più sorrisi degli altri giorni. Anche più degli altri mercoledì.
Poi eravamo usciti ancora, mio padre e io, e ci eravamo occupati della macchina. L'avevamo pulita e lustrata poi lui aveva aperto il cofano e mi aveva mostrato il motore le candele e tutto, ma a me non interessava, quello era il suo giocattolo, il mio giocattolo per quel giorno era lui.
Tornammo a casa per cena dopo aver controllato la caldaia assieme. Pastina col grana e zucchine ripiene, poi il telegiornale, carosello, e io che vado a letto e non riesco a dormire, e mia madre che vuole che io dorma; non so proprio come darle torto ora. Poi sto quasi per dormire ma mi risveglia il telefono.
E’ Carlo; un collega di papà non si presenterà quella sera, questione di parenti. No, no, niente di brutto è solo nata una bimba. C'è una macchina ferma e il turno di notte scoperto.
remote : Luigi Bruno Cristiano