Qui e ora

Qui e ora.
Ritornato da non so dove.
Ricomincio a scrivere.
lunedì, 30 marzo 2009

Chiamala guerra

E' da lontano che 
l'ho vista arrivare,
così piccola 
da far pensare
che ci sarebbe stato 
spazio e tempo,
per sorridere
ancora.

Per ben pensare
che nessuna notte 
sarebbe stata 
troppo scura,
che ogni porta 
lasciata aperta 
sarebbe stata sicura.

E' da lontano che
la porto vicina,
così vicina che 
la puoi sfiorare,
la puoi veder spuntare 
tra i miei sorrisi,
tra le parole che 
riesco a tacere.

Chiamala guerra
che non riesco a lasciare,
neanche se lascio cadere
le armi.
Chiamala guerra
che rallenta i suoi passi
pur di non superarmi.
Chiamala guerra che
mi fa nemico, 
da troppo tempo,
di troppa gente.
E anche se
non la ho dichiarata,
non mi sento 
innocente. 

Innocente
di donne e figli
dati a violenza,
fame e morte.
Innocente 
di colpevoli
sorteggiati
a sorte.

Innocente di questo
sonno
che mi chiude 
l'anima e gli occhi.
Innocente
del silenzio di tutti
purché il dolore
non ci tocchi.

E ora che il tempo 
che sfioriscano i fiori
si fa più prossimo 
dell'estate;
che le faccende fatte 
in modo giusto
quasi pareggiano 
quelle sbagliate.
Perdo le forze 
perdo il respiro,
mi perdo il tempo 
e le occasioni,
gli orizzonti 
da immaginare,
tra l'erba amara 
delle mie poche
ragioni.

Perdo le forze 
perdo il respiro,
mi perdo il tempo 
e le occasioni,
gli orizzonti 
da superare
nell'erba amara
delle mie stagioni.

remote : Luigi Bruno Cristiano


Segnala il messaggio
postato da remote alle ore 17:03 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: canzoni


domenica, 08 marzo 2009

Easy

Ieri sera ho presentato due autrici in una libreria Einaudi nel pieno della Chinatown milanese.
E' stata una bella serata, a parte le mimose, (piante mortifere con un odore da veglia funebre), a cui sono allergico, direi che è andata bene. Nessuno si è addormentato, neppure io sebbene fossi imbottito di antistaminici, e le mie amiche hanno potuto firmare un tot di copie dei loro nuovi libri.

A chiusura serata ho dedicato a tutte le Signore che erano lì questo vecchio pezzo.
Lo dedico ora a tutte le Signore che passeranno di qui.


Easy



I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing       
I think I thought I saw you try        
--------------------------------------------- 
(© Michael Stipe - 1991 REM)   



...credo ordinerò una tequila, che mi fa morbidi i contorni delle cose. Prendine anche tu, ti scalderà l'anima e avrai occhi così trasparenti che potrò leggere i tuoi pensieri. Faceva così freddo fuori, in quel deserto di strade e di brina.

...prendila per quella che è, una sera semplice; non serve capire la ragione di queste pareti curve, di questi tavoli tondi, di questi sgabelli troppo alti arrampicati a un bancone scuro di anni. Le ragnatele di luce in questo pub in capo al mondo sembrano costruite apposta per essere strappate, rivelare quello che nascondiamo.

...e così sei caduta dentro a un mio racconto. Ancora una volta, penso. E penso che la gente qui dentro ha meno della metà dei miei anni, ha visto meno della metà delle cose che tu hai imparato a guardare, e forse non è successo ancora nulla per loro; tutte le scelte davanti, tutto ancora da sbagliare, piccolissimi passati.

...per noi tutto è gia successo, o forse tutto deve ancora accadere, e non sappiamo se il tempo che abbiamo giocherà per noi o contro di noi. Conosci gli scherzi mancini che sa fare il tempo? Conosci per quanto tempo sa portarci rancore?

...prendiamo posto finché ne resta. Raccolgo due sedie per chi dobbiamo aspettare. Qualcuno dovrà restare in piedi mi dici; ma non resterà altro posto se non in piedi qui dentro. Le sedie scompariranno sotto i cappotti, i tavoli saranno un bazar di vetro, bottiglie, posacenere e tazze. Ci sarà così tanta gente che ti basterà respirare per sfiorarmi; non riuscirai in altro modo ad essermi più vicina.

...credo di averti visto sorridere all'arrivo degli altri; credo di averti sentito cantare mentre li abbracciavi e facevi posto; credo di averti visto provare ad essere felice.
Credo di aver visto troppe storie sbagliate per una semplice cosa come é l'amore.

...io non mi ubriacherò, non stasera, non ho rivincite da reclamare, non ho nulla da dimenticare. Mi basteranno questi ricordi nuovi che non ricordavo e i tuoi occhi trasparenti; mi basterà quello che ho nel bicchiere e nella testa, i rimbalzi della luce sui tuoi fianchi.

...parli una lingua che non usa rumori, che non parla al cervello e che bagna la fronte. E' una lingua che conosco; conosco da dove proviene, conosco il colore del sangue che muove. Non mi resta che uscire, incrociando respiri e sorrisi confusi, sfocati negli occhi che guardano fuori.

...e poi torno a cercarti e di nuovo ad uscire. A cercarti anche fuori dove non posso trovarti. Ho bisogno di aria, di un momento infinito di freddo e di pace, di un porto di sabbia dove farti arenare, di un pensiero perfetto, lontano e nascosto.

...spicciolata di uscite. Le coppie più nuove se ne vanno per prime, hanno altri bisogni. Chi era entrato da solo lo ritrovo al bancone, stesso viso segnato da colate di noia. Ti raccolgo stanchissima, e non riesco a capire quali regole segui. Io mi vesto di fretta e raggiungo l'uscita, poi mi volto a guardare ed é rimasto il momento, gli istanti, l'odore di fumo ora che l'aria è più fresca, i colori più forti ora che ho gli occhi più stanchi, il tuo sguardo più scuro, ora che hai gli occhi stanchi.

... ore piccole e brevi. Non sarà un croissant caldo che ci terrà compagnia, e non sarà la sua crema a riempire i tuoi vuoti. Ne vuoi un altro? Quasi il buio é più chiaro, non c'è quasi più tempo per parole concrete, per tenere distanze.

...così vattene adesso, prima che tu, io, qualcosa di non detto ti fermi, o mi impedisca di lasciarti andare.
Vattene, ora che non hai ancora finito di illuminare, questa notte gelata di periferia.


remote : Luigi Bruno Cristiano
postato da remote alle ore 09:12 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria:


domenica, 25 gennaio 2009

30.000

L'ho già detto questa notte.
Mi sono svegliato sul divano verso le tre e prima di spegnere la tv ho switchato sulle rassegne stampa.
Ho scritto una piccola nota sul mio stato in FaceBook e sono andato a letto dove mi sono riaddormentato.
Non mi sento a mio agio ad avere 30.0000 soldati per le strade, anche se non nella mia città.
Se i militari fossero quelli di una volta, quelli che dovevi farlo per forza il militare, anche se non ne avevi voglia, forse mi sentirei un po' più tranquillo, ma non è più così.
Neppure negli scontri di piazza del 70 erano stati usati i militari nelle strade.

Io che non sono nessuno credo che le risposte che si stanno dando siano spropositate e pericolose.
Io non riesco a considerare  "normale" avere i militari per le strade, considero normale avere la Polizia e i Carabinieri, i Vigili.
Voi, onestamente, vi avvicinereste a un militare per chiedergli dove è una certa piazza?
O solo che ore sono?

L' Italia non era più sicura un tempo si quanto lo sia adesso.
Non lo so.
Ora è ancora possibile e lo dico.
La microcriminalità é miope.
Non vede semplicemente al di là del suo naso.
Vi prego, non date altri pretesti.
Non adesso.

remote : Luigi Bruno Cristiano
postato da remote alle ore 10:31 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: articoli


sabato, 29 novembre 2008

Caffè Jack (7)

L'inverno ha un cielo di pietra e le strade soffici Jack.
Arriva all'improvviso dopo un giorno limpido di quasi autunno.
Ha file di macchine che viaggiano piano e lasciano il segno sulla carta bianca delle sue strade.
Ha il sapore dell'attesa alle fermate dei tram; le spalle curve, sotto i cappotti pesanti.
Ha sorrisi e bestemmie sotto i baveri alzati.
Ha poca luce alle sette del mattino, ha poca luce alle 4 del pomeriggio,
L'inverno chiede poco per sè, ti regala un po' di freddo e un po' di fame.
Arriva a ricordare che il sole è più lontano, che tutti siamo un po' più lontani. Arriva per ricordarci che bisogna fermarsi alle volte, e cercare un po' di calore.
Arriva per dirci che passerà, che si scioglierà in una primavera tiepida. Che lascerà poco del suo passaggio.
Neve candida diventerà fanghiglia e tornerà il nero dell'asfalto.
La brina sui campi diventerà la pioggia tiepida di marzo.
Il sole tornerà più vicino.
Vedremo, indifferenti, fiori sbocciare indifferenti ai nostri sguardi.
Rifioriranno le donne e sarà allora primavera.
Io avrò ancora un po' di freddo e un po' di fame.
Porterò un po' di inverno con me.
Terrò il sole un poco lontano.
Cercherò un po' di calore in quello che mi verserai.
Le mie primavere...
Le mie primavere sono sempre più lontane.


remote : Luigi Bruno Cristiano

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Il Caffè Jack Leopardi è sempre aperto su http://www.scrivereinmovimento.org
Lo trovate qui : 
http://tinyurl.com/44mmez

 
postato da remote alle ore 02:03 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: caffè jack


lunedì, 17 novembre 2008

Ja, ich kann!

Vanz Wilfred Überschnauzer


Dei vincitori ogni nefandezza è virtù.
-----------------------------------------
 Anonimo mio omonimo 2008        


Lui poteva!
Vanz se lo ripeteva spesso.
Il Sogno Tedesco era dentro di lui, lui poteva renderlo realtà, lui avrebbe incarnato "Der Großen Deutschen Traum", il sogno di tutti i Veri Ariani dell’inizio del secolo scorso. Il sogno del riscatto della identità razziale e della dignità di un popolo, a scapito della identità e dignità degli altri.
Frutto illegittimo di un coito imposto, era stato partorito dalla madre nella porcilaia dove lavorava come serva del padre di suo figlio. Un secchio di liquame più pesante degli altri aveva indotto il parto; ad attenderlo grugniti di maiali e il caldo abbraccio del letame fresco. Da lei aveva ereditato una bruttezza imbarazzante, capelli gialli, polpacci forti, e il cognome; dal padre, determinazione e cattiveria strisciante.
Vanz Wilfred Überschnauzer era cresciuto a calci in culo e patate. Aveva capito subito che il mondo era in salita; e che se vuoi veramente salire, devi farti gradino della pelle degli altri.
Alla morte della madre aveva preso il suo posto, era il 1920, gli anni della Repubblica di Weimar.

.. Sie können, mein sohn…

Gli aveva gorgogliato la madre, mentre affogava falciata dalla tubercolosi.

. Ja, mutter, ich kann!

Lui aveva 17 anni, e fino ad allora aveva incamerato rabbia per ogni chilo di merda spalata dalla madre, per incamerarne ancora di più in futuro; dato che da quel momento la vanga era passata di diritto a lui. Poi qualcuno aveva inseguito il suo stesso sogno in qualche cazzo di birreria, e da allora tutto era cambiato.
Era stato uno dei primi a intravedere una ipotesi di riscatto nel movimento nazionalsocialista, aderendo fin da subito al partito e distinguendosi per la quantità di bestemmie che riusciva a infilare anche nelle conversazioni più brevi. Poi con l'avvento delle leggi razziali aveva accusato di filosemitismo suo padre. I camerati lo avevano ripagato con la proprietà dell'accusato e con l’usucapione more uxorio della di lui consorte. E da lì era iniziata la sua fortuna.
Se la cosa aveva funzionato una volta, si era detto, avrebbe funzionato ancora; e in poco tempo si era trovato a gestire una quantità di allevamenti di maiali da poter sfamare una nazione, e una quantità di deportazioni da svuotare uno stadio.
La cattiveria strisciante e l'abilità politica aveva fatto il resto.
In capo a pochi anni cominciò ad avere commesse dal Reich e che si sappia che il 1° settembre 1939 i primi Wurstel a invadere la Polonia furono i suoi.
Nel novembre del 1945 fu uno dei pochi industriali processati a Norimberga per crimini di guerra. Gli venivano imputati una dozzina di reati contro l'umanità, tra cui sfruttamento di prigionieri di guerra e delazione indiscriminata a fini commerciali.
La sua difesa fu tanto inquietante quanto efficace.
Esibì le formulazioni dei suoi insaccati, e dimostrò che la quantità di grassi saturi e di conservanti illegali era così alta da minare di fatto la salute delle truppe tedesche.

. Ja, Ich konnte den Deutsche Traum zerstören!

Aveva detto a chi lo stava giudicando. Lui poteva distruggere il Sogno Tedesco perché quel sogno era diventato troppo stretto per lui.

. Non avreste mai vinto senza i miei Toten ÜberFurt!

Terminò così la sua difesa, sfidando la corte.
Il tribunale gli diede ragione e lo lasciò libero, a patto che da quel momento si nutrisse esclusivamente dei suoi prodotti.
Lui morì due mesi dopo, lasciando come sola traccia del suo passaggio quella affermazione.

. Ja, Ich kann!

E tonnellate di derivati tossici del maiale, che furono usati con subdola magnanimità come aiuti umanitari; da chi la storia ci ha insegnato a chiamare ”i buoni”.


remote : Luigi Bruno Cristiano
postato da remote alle ore 18:18 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: racconti, de-mentia


mercoledì, 05 novembre 2008

Questi angeli.

.. Due giri di sirena!

Dico al mio compagno entrando, nell'auto-pattuglia.

.. Due, Andrea, non tre!

… Che differenza fa?

Dice mentre chiudo la portiera; scuoto la testa.

.. La differenza tra una notte tranquilla e un continuo urlare ecco la differenza. Ma queste cose proprio non ti entrano in testa, vero?

Lui guarda fuori dal finestrino la luce che filtra dalla stanza di mio figlio.

.. Che parte della città ci hanno dato?

Chiedo.

… Zona Repubblica, tutta la parte della Stazione. Abbiamo schivato China Town. Meglio così no?

.. Forse.

… Notte facile.

Dice allegro.

.. Facile un cazzo, con Alì fuori gioco ci sarà lotta per il territorio.

.. Già Alì. Sei andato a vederlo?

Sì gli rispondo.
Non gli dico che sono scappato da quella stanza, che tutto là dentro mi ricordava troppo quello che ho a casa, questo non lo dico.

… Tuo figlio?

Lo dice quasi tossendo.

.. Stabile. Per quanto possibile, stabile.

… Ho sentito di un posto a Los Angeles dove fanno miracoli per quelle robe li.

Dice ancora, e io penso a chi cazzo me la paga Los Angeles. Mi sono impegnato anche il culo per curarlo. Che ho una fottuta  sala rianimazione in casa, penso.

.. E’ in coma da tre anni Andrea. Non ci sono Angeli che tengano.

… Ti stai ammazzando Carlo, da quanto tempo non dormi?

Mi chiede.
Io guardo indifferente Milano che guarda passare indifferente le ore.
Guardo le sue ombre sbilenche che spiovono dai tetti e si mischiano alle pozzanghere di questi giorni di pioggia. Guardo passare le vetrine  e la mia immagine allungata dalla velocità e dalla lentezza, dalla mia lentezza.

.. Accosta, io scendo; tu vai a farti un giro.

Dico, lui obbedisce.

… Hey, e questa?

Mi fa quando lascio l'arma sul sedile.

.. Non hai capito niente di questa città. Niente.
Torna qui tra 15 minuti.

Gli volto le spalle e mi incammino sotto i lampioni che domattina si svuoteranno di luce portandosi via le persone che nascondono ora.
Trovo Colla dove sapevo di trovarlo, allo stesso posto di Alì. E' appoggiato ad una macchina rossa; finestrini aperti.

.. Antonio!

Lo chiamo per nome aprendo il giubbotto per fargli vedere che non ho armi,

. Hey, capitano.

Dice mettendosi le mani in tasca.

.. Mi chiedevo se sapevi niente di Alì, oh scusa,di Burn.

. No, niente, è un po’ che non lo vedo in giro.

Mi avvicino.

.. Bella macchina. E' tua?

Dico ancora mentre entro al posto di guida. Lui e' impallidito, non sa se e' il momento di stare o correre via.

. Sono pulito

Dice.

. Pulito.

Io mi siedo alla guida, accarezzo il cruscotto.

.. Pulito certo.

Sorrido.

.. Con tutto il detersivo che ti porti dietro…

Dico mostrandogli il sacchetto che ho strappato da sotto il volante.
Esco dalla macchina. Lui si e' tirato indietro di un paio di passi.
Mi avvicino, poi veloce lo afferro per un braccio, glielo torco dietro la schiena e lo sbatto sulla portiera.

. Allora non sai niente di Burn, vero? Niente?
 Gli blocco il collo con la mano libera e gli spingo la testa sul volante.

.. E questo?

Gliela premo sul clacson.

.. Di questo cosa mi dici?

Lui non parla, e' troppo impegnato a non pisciarsi sotto per parlare.

.. Questa città ha miliardi di occhi e di orecchie Colla.
Ti sei fermato giusto in tempo per non farti vedere dalle telecamere, ma questo rumore...

Lui respira corto.

.. Se devi fare del male fallo per bene, in silenzio.

Gli soffio nelle orecchie a denti stretti. Poi mollo la presa.

.. Vattene, questa cosa finisce qui.

Lui é già lontano prima ancora di aver sentito le mie parole.
Metto il sacchetto dietro la schiena e vado via.
Attraverso le strade e le loro ombre storte senza neppure guardarmi attorno.

.. Non fare domande Andrea. Questa cosa non e' successa.

Dico al mio compagno quando lo raggiungo.

Lui mi guarda poi fa cenno che va bene, va bene.

Il resto della notte sono puttane sui viali e padri di famiglia su quei viali che non portano a nulla.

Attraversiamo le ore in silenzio, e il silenzio attraversa ogni nostro gesto.

Andrea mi lascia sotto casa alla fine del turno.

. Non fare cazzate Carlo. Non fare cazzate.

Sono le ultime parole che mi dice.

Apro la porta di casa mentre mia moglie sta per uscire; ha preparato il caffè, sa che ne avrò bisogno.
Ti ho sposata perchè tu fossi felice vorrei dirle, ma sembrerebbe una bestemmia detto adesso. Basta guardarsi per capire. Occhi stanchi che incrociano occhi stanchi.

Raggiungo la camera di Marco, controllo il respiratore, gli pulisco la bocca.
Non hai avuto neppure il tempo per fare l’amore, penso.
Neppure per questo.
Poi mi butto sulla poltrona accanto al letto.

Cosa Facciamo Marco? Penso rigirandomi il sacchetto tra le mani.
Cosa facciamo?
Lo vendiamo per una speranza nella città degli Angeli o la finiamo questa storia e ce lo dividiamo tra me e te.
Cosa facciamo?
Ci andiamo assieme, di persona, da questi angeli?

remote : Luigi Bruno Cristiano

postato da remote alle ore 13:40 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: racconti


mercoledì, 05 novembre 2008

Presto

Archiviare 
inscatolare 
e poi buttar via tutto 
per ricominciare 
ma da dove 
da che cosa 
non so 

dalle cose 
dalle persone 
da qualche foto 
da una canzone 

da un libro 
scritto 
e messo 
via per te 

però guardare 
e non toccare 
che non si sa mai 
cosa può fare male... 
una parola in meno 
una carezza in più 

bisognava andar giù a zero 
lasciare niente a metà 
più in basso dello zero 
e risalire da là. 

e se mi incontrassi 
solo adesso 
se mi vedessi 
proprio adesso 
adesso che il vento 
si è calmato un po' 

non mi vivresti 
come un cielo 
sempre nero 
ci vedresti dentro 
anche un po' di chiaro 
le mie risposte 
le tue risposte 
non sarebbero no. 

lo sai 
lo so 
quel che sembra tardi 
è quasi sempre presto 

lo so 
lo sai 
quel che sembra tardi 
è quasi sempre presto 

è ora.

remote : Luigi Bruno Cristiano

postato da remote alle ore 12:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: canzoni


mercoledì, 29 ottobre 2008

L'aria che gira


tu ti ricordi 
come eravamo 
quando eravamo 
pieni di mondo 
fatti di poco 
di aria che gira 
tu ti ricordi 
i tuoi vent'anni 
sono qui 
dietro ai tuoi occhi 
e quando li vedo 
allora capisco 
l'aria che gira 

tu ti ricordi 
come siam stati 
quando siam stati 
pieni di dubbi 
a tener dietro 
a quest'aria che gira 
sempre di corsa 
mai riposare 
come verdi schegge d'anima 
lanciate in aria 
a galleggiare 
nell'aria che gira 

e tu sei e sarai 
la mia luce 
oscurità 
e ombra 
aria di riposo 
vita della mia vita 

e tu sei e sarai 
il sale della mia terra 
e l'acqua 
vento di ritorni 
vita della mia vita 
vida de mi vida 


tu ti ricordi 
come saremo 
quando saremo 
ancora una volta 
fatti di poco 
di aria che gira 
saremo ancora 
nubi distratte 
dentro un cielo 
che ci spazza 
o ci incontreremo 
quasi per caso 
nell'aria che gira 

e tu sei e sarai 
il sale della mia terra 
e l'acqua 
vento di ritorni 
vita della mia vita 

e tu sei e sarai 
la mia luce 
oscurità 
e ombra 
aria di riposo 
vita della mia vita 

vita della mia vita 
vida de mi vida


remote : Luigi Bruno Cristiano
postato da remote alle ore 12:33 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: canzoni


martedì, 30 settembre 2008

Totuonno Trematerra

Ho incontrato Totuonno Trematerra durante una sera vagabonda di perfetta sconsideratezza. 
Sono sere che diventano notti, e che non si possono prevedere, tantomeno pianificare. Accadono. 
Accadono di rado tra gli amici più fidati; quelli che ti amano anche contro la loro volontà, anche contro la tua volontà. 
In quelle sere ci si trova davanti a qualcosa di più forte di noi e si parla di massimi sistemi e di come uscirne indenni. Ci si consola degli anni che volano e ci si compiace della leggera inconsapevolezza che ci accompagna. Alla fine ci si sente meglio anche se si sono aggiunti solo altri minuti al canestro del nostro tempo perso. 
Quella sera prometteva quello che poteva promettere, giusto un angolo morbido dove posare le parole rimaste dopo settimane di lavoro. E, Dio che fatica facevano ad uscire; incastrate come erano dentro alla bocca, e bloccate dai mille impegni che affollavano i nostri pensieri. 
Ci voleva un lubrificante, qualcosa che sciogliesse le incrostazioni che la vita reale ti attacca addosso perché potessimo “staccare” e ritrovare il vero idiota che dorme dietro i nostri paludamenti da seri professionisti. 
Ci aiutò molto la birra quella sera, tagliata con della pessima tequila e buttata giù a sorsi lunghi. E finalmente si cominciò a parlare del futuro e ci si chiedeva dove fossero finite le macchine volanti che ci avevano detto avrebbero sfrecciato nel cielo del 2000. 
Niente suggeriva che qualcosa di terribile e meraviglioso stesse per accadere. Anche perché, nonostante il tasso alcolico dei presenti fosse ben al di sopra dell’umano, era una sera “in minore”. 
Totuonno era dietro di me, o meglio, dentro di me; penso fosse in me da sempre, aspettando che rasentassi il coma etilico per uscire prepotente. Non ricordo quante birre e tequila erano già transitate attraverso i giusti canali corporei ma a un certo punto io persi la mia voce e una voce più potente tuonò dalla mia bocca asserendo di aver visto il futuro e di conoscere le risposte alle domande che ci affliggevano. 
Ricordo una sorta di passaggio, una sorta di consegna di coscienza e poi il tono scuro, basso, della sua voce nella mia. 

“Io, Totuonno Trematerra, nato da donna e uomo per caso, e di Maggio per scelta. 
Privo di stigmate per disguidi postali ma portatore del verbo o di handicap, a piacimento; avendo visto il futuro e le cose che verranno, posso parlare. 
Potrei anche tacere, ma sono troppi a tacere. 
Troppi tacciono e acconsentono senza sentirsela di acconsentire al tacere... 
Quindi parlo! 
Ho viaggiato per dimensioni trasversali e oblique all'indomani dell'oggi e all'oggi dell'indomani, ho battuto strade infinite e di periferia; un pellegrino transdimensionale, un osservatore transustanziale, un ascoltatore disatteso delle umane transumanze, un trans. 
Posso ingannare il tempo ed avvertirvi su cosa e come sarà il domani e perché. 
Posso annunciarvi tragedie e amenità, a meno che sia tragicamente ameno il fato e i fatti, nel qual caso non so... Vedremo, o meglio, vedrò. 
Avrò parole di fuoco per i rigidi inverni e frasi raggelanti per le torride estati. 
Non posso svelarvi il mio vero nome. Troppi sarebbero quelli che mi adulerebbero palesemente in pubblico. 
Io non voglio un pubblico, neppure un mezzo pubblico, e non amando le mezze misure non so cosa voglio anzi sì. 
Voglio un metrò. 
Totuonno Trematerra, questo sarà il nome con cui verrò ricordato, e so che verrò ricordato. 
Lo prevedo da ora. 
Per il resto è buio. 
Però, dovrei avere una pila da qualche parte…”
 

Chi mi era accanto non si preoccupò minimamente di quanto mi stava accadendo, presero la palla al balzo e capirono che la serata aveva svoltato, sì decisamente, sarebbe stata una notte memorabile. 
Le domande furono molte quella sera, e molte le risposte; moltissime restarono comunque irrisolte, ma questa cosa era assolutamente irrilevante di fronte alla presenza di quel Veggente, demente forse, ma sicuramente certo di quanto affermava. 
Dopo essersi rivelato Totuonno rimase in silenzio, tracannò il mio bicchiere come non avesse mai bevuto in vita sua (nostra) e praticamente si sdraiò sulla sedia reggendosi con un braccio allo schienale. Il silenzio era imbarazzante, tutti avevano capito che qualcosa di potente regnava in me e parlava attraverso lui o viceversa. 
Uno degli astanti crollò il capo e disse: 

“Quante cose non sappiamo.. 
Se veramente potessimo vedere il futuro potremmo prepararci per tempo, e invece no. Inchiodati qui all’oggi,fermi a immaginarsi un domani che sarà sempre diverso da quello che ci aspettiamo.“ 

A quelle parole Totuonno sembrò risvegliarsi, come da un torpore catartico e disse : 

“ Brutta cosa l’ignoranza, brutta cosa. 
E voi non sapete come sarà nel futuro! “
 

Poi, dato uno sguardo furtivo in giro, finì in un fiato la birra di chi gli sedeva accanto e tuonò! 

”L'ignoranza del futuro partirà avvantaggiata, ché già adesso qui noi non scherziamo. 
Sarà libera e democratica; non guarderà in faccia a nessuno, come Stevie Wonder. E sarà inutile fare a gomitate per averne di più, a chi tocca tocca, come Stevie Wonder. 
Ognuno avrà la sua dose di ignoranza del futuro dalla nascita, e ogni 2 mesi ti faranno i test. Che se li superi puoi andare avanti, ma poco, e se non li superi puoi andare più avanti e se non ti presenti ti vengono a prendere in otto e ti portano molto ma molto avanti. 
E allora dovrai recuperare e stare indietro come gli altri, ché è da dietro che puoi guardare avanti. 
E' da dietro che hai i punti di riferimento davanti. 
Se sei davanti, avanzi. 
E gli avanzi si mettono via per domani. 
Ma il futuro è domani e allora c'è il paradosso di te che ti avanzi per il te di domani. 
Pensaci! 
L'ignoranza del futuro te ne accorgi di come sarà se guardi "Chi l'ha visto?", "Chi vuol essere milionario?", e in genere tutti i programmi che finiscono con la domanda interrogativa.
Se non lo sanno loro chi vuole cosa e quando, perché lo chiedono a milioni di persone che poi litigano per cercare di saperlo, e magari chi lo sa sta zitto, e si nasconde per non essere interrogato, o si interroga se vale la pena nascondersi? 
Eh?! 
Ma tu vuoi sapere altro, e allora sappi che tutti i libri saranno scritti ad alta voce da Aldo Busi davanti a una montagna, ma li firmerà Umberto Eco per via dell'effetto surround. 
E nessuno li saprà leggere perché bisognerà leggere fra le righe e nelle cartolerie venderanno solo le squadre. 
E sappi che l'ignoranza del futuro la insegneranno nelle scuole del futuro dove a fare lezione sarà la radio a valvole di sfogo, anche se non ci sarà l'obbligo di frequenza. 
E sarà frequente che si perda la frequenza, cosicché andranno in onda le pecore per l'intervallo. 
E me le vedo male le pecore in onda che non sono mica brave a nuotare, anche quelle sarde nonostante il mare che hanno tutt'attorno. 
Comunque… 
Io l'ignoranza del futuro la vedo messa bene a patto che iniziamo a prepararci da subito! Subito! 
Perché l'ignoranza è come un bambino, se la curi bene cresce.” 


C’era una profonda verità in quello che diceva Totuonno. 
La verità che solo gli stolti o gli ubriachi persi riescono ad intuire e cercano di spiegare a loro modo, peccato che il più delle volte le loro parole siano incomprensibili. Vivremmo tutti in un mondo migliore. Ma lo potevi vedere da come si muoveva chi lo ascoltava che una scintilla si era accesa nelle loro speranze di strappare i veli illusori che nascondono l’essenza della vita; e fu con un’umiltà che non ricordavo che uno degli astanti timidamente gli rivolse la parola. 

“Maestro, ho pregato per anni un Dio disattento e assente, crudele e misericordioso ma in modo del tutto casuale. Non capisco il suo disegno. Non capisco se sono nel vero, se un giorno incontrerò questo mio creatore e se potrò chiedere conto di questa vita, o se dovrò ancora una volta piegare il capo e accettare di vagare nel buio e di pagare quello che bevo 7 volte 7 il suo valore. 
Maestro, come sarà la religione nel futuro? 
Chi ci sopravvivrà avrà le risposte che meritano di avere?” 

Lui lo guardò con infinita sufficienza, ci pensò un attimo e poi disse : 

" Posso già dirvi sin d’ora che tra qui a poco il Buddismo avrà miliardi di fedeli tanto da indurre il Dalai Lama a reincarnarsi in un Bilama, ma questo non vi basterebbe, lo so.” 

Allora si prese il tempo che serviva a ordinare un Mojto, e così parlò. 

”La religione del futuro sarà esistenzial-buddista-teoretica-antiurica. 
Avrà le indicazioni d'uso e la sua bella data di scadenza, mica come adesso che te ne becchi una e poi per cambiarla devi litigare coi parenti. I comandamenti verranno ridotti a uno onnicomprensivo e sarà " Fate i puri e poi fate pure ", e non si butterà via niente di tutte le religioni del passato che confluiranno in quella del futuro. 
Almeno una volta nella vita tutti dovranno pregare rivolti a nord-est, tenendo in mano un totem, facendo girare una campana e facendosi il segno dei piccoli appezzamenti di terreno coltivati in collina, ché anche gli ortodossi avranno il loro bel perché del futuro. 
Almeno una volta nella vita tutti dovranno regalare il libro di Mormon o di Bruno Vespa per strada, facendo finta di essere americani e svegliare almeno 30 persone alla domenica mattina per fargli fare falsa testimonianza. 
Almeno una volta nella vita tutti dovranno bagnarsi nel fiume giallo o in acque di scolo, l'importante sarà il colore. 
Il rosario verrà abolito, per via del ginepraio che potrebbe venir fuori, e se viene fuori il ginepraio sono dolori e non rose e quindi niente rosario. 
Almeno una volta nella vita tutti dovranno avere le unghie incarnate e dovranno reincarnarsi. 
Comunque la religione del futuro scadrà ogni 6 mesi e bisognerà rinnovarla, e quindi non è detto che devi fare tutte quelle robe lì. 
I credenti del futuro avranno 5 giorni per rinnovare la religione in scadenza. Nel caso si dimenticassero di rinnovarla si rinnoverà a caso e chi sarà in chiesa o a casa sarà il caso che si chieda perché non l'hanno rinnovata dato che che non sapranno la religione che gli hanno affibbiato e saranno dolori. 
Le chiese del futuro avranno la moquette sul soffitto per trattenere le preghiere e gli acari, e si dovrà entrarci dentro in ginocchio con i gomiti a strisciare il pavimento e la testa rovesciata in alto a guardare il soffitto le preghiere e gli acari; non sarà una cosa facile perché tutti dovranno impiegarci esattamente 48 minuti del futuro in quella posizione e poi alzarsi di scatto e gridare il numero degli acari visti, senza cadere e senza sbagliare il numero. 
E sarà un miracolo se ci riesci... Ma qualcuno ci riuscirà e allora sarà la prova che la religione del futuro funziona. 
Il problema della religione del futuro è beccare il momento giusto per andare al creatore. 
Che se sei nella religione giusta ti si presenta Selen e poi ti moltiplichi, e se becchi il momento sbagliato ti si presenta Margherita Hack e ti moltiplichi ma di più. E non è giusto perché le donne non avranno questo problema a loro gli si presenterà sempre Raul Bova e a seconda del momento si moltiplicano o no. 
Comunque anche l'aldilà del futuro sarà a turni e quindi basta aspettare e prima o poi Selen arriva.” 


Potevi leggere la speranza negli occhi di chi gli aveva rivolto la domanda. La speranza e la consapevolezza di poter fare e credere quello che voleva. Finalmente aveva avuto una prova che chiunque fosse l’Architetto Supremo, aveva immesso nel suo progetto il libero arbitrio, senza accorgersi dell’errore. 
Totuonno sembrava stremato. Divinare costa dura fatica, bisogna abbandonare il raziocinio e ascoltare il vento fra le nuvole e quello prodotto dal ventre. Bisogna sentire il peso della propria pelle sul viso e sforzarsi di tenderla in un sorriso. Bisogna sfocare gli occhi vedere la realtà dietro la realtà, e ridere della falsità di entrambe. 
Io guardavo Totuonno da una prospettiva diversa, del resto stavo guardando me stesso e onestamente non mi ero mai visto in quello stato; ma a dire la verità non mi dispiaceva. Non mi dispiaceva aver buttato nel cestino dei panni sporchi quella poca razionalità che mi distingue, e mi auguravo che finisse in fondo a quel cestino, dimenticata per il maggior tempo possibile. 
Chi mi sedeva intorno asseriva e ripeteva le parole del Maestro, in special modo era andata a genio a tutti l’idea che Selen prima o poi arriva. Se questo era vero , prima o poi potevi sperare in un riscatto, nonostante tutto. 
C’era naturalmente chi guardava con diffidenza a quanto diceva Totuonno. 

“Scusi Trematerra, ma la vita in sé la costruiamo noi. Siamo noi a dare un “governo” a quello che accade. Usi, costumi, leggi, tutto è nelle nostre mani o nelle mani di chi abbiamo deciso ci rappresentasse. Io compro quanto mi suggerisce il buon senso, voto chi mi ispira fiducia, chi mi garantisce sicurezza e prosperità e soldati a piantonare le discariche che sennò i rifiuti scappano! Qui la religione c’entra poco. La religione è territorio dell’anima, ma se devo o no pagare l’ICI lo decide il parlamento. Lei sostiene di poter vedere il futuro, io non vedo la fine del mese a dire la verità ma lei ASSERISCE di vedere il futuro. E allora ci dica cosa dobbiamo scegliere, cosa dobbiamo fare per diventare un paese normale?" 

Totuonno lanciò un ‘occhiata di fuoco sui fianchi della cameriera che ci stava servendo per l’ennesima volta e disse. 

“Non c’è niente da scegliere, tutto è già scritto. Fate come volete e sappiate che il governo del futuro sarà basato sui sondaggi in tempo reale. 
Tutti i cittadini verranno costantemente interpellati per sapere se il governo del futuro starà facendo le cose giuste nel modo giusto e nel momento giusto del futuro. 
Ognuno avrà una cabina elettorale miniaturizzata appesa al polso, questo per avere in ogni momento il polso della situazione del futuro. 
Perché a nessuno interessa avere il collo della situazione o la caviglia della situazione del futuro. 
Tu stai mangiando ed ecco che il governo del futuro ti convoca nella cabina elettorale miniaturizzata, per sapere se il conflitto di interessi ti interessa e se ti interessa o ti crea conflitti l'interesse su un conflitto del futuro. 
Tu stai con la tua donna ed ecco che venite convocati nella cabina elettorale del futuro, perché al governo del futuro non interessa se stavate venendo per conto vostro, prima il dovere, poi il piacere, per piacere! 
E dovrete vestirvi e rispondere a domande del tipo, e non vi dicono chi sia il tipo che vi sta domandando le cose perché il governo del futuro non avrà tempo da perdere con queste stronzate. 
Ogni tanto farà le domande trabocchetto, per vedere se il cittadino è attento. 
Ogni tanto vi ripeterà la domanda di prima, perché il governo del futuro avrà il suo gusto e se una cosa non gli piace bisogna che piaccia al popolo del futuro, almeno al 33.3 percento periodico. 
E se è questo numero ci sarà un motivo, e il motivo è che se gli va bene è un terzo dell'elettorato, se gli va male è un periodo. 
Il governo del futuro avrà una sola maggioranza, un solo partito, una sola camera, un tinello. 
Non ci sarà bisogno dell'opposizione che si oppone alle scelte del governo del futuro perché tutti i membri del governo del futuro prima di diventarlo saranno sottoposti a perizia psichiatrica e dovranno essere tutti schizofrenici. 
Così che si faranno opposizione da soli a seconda del momento del futuro. 
La democrazia sarà una democrazia a sfinimento. 
Sarà garantita dal garante della democrazia del futuro che lavorerà fianco a fianco con il garante della privacy del futuro e si dà il caso che saranno la stessa persona e allora la democrazia sarà privata, così privata da essere privata di tutto. 
Il governo del futuro sarà buono e farà le cose per il popolo del futuro, che non saremo noi e non lo so mica a chi va peggio. 
Ma il popolo del futuro sarà contento del governo del futuro, perché questa sarà una delle domande più frequenti e mica si può rispondere sempre di no, specie se te la chiedono ogni venti secondi, mentre sei al cesso.
 

A queste parole tutti convennero che l’attuale congiuntura sociale e politica non poteva portare a una forma di governo diversa da quella che il Maestro aveva indicato. 
Ancora una volta aveva colto nel segno, aveva guardato l’oggi e proiettato il domani. 
Sembrava proprio che Totuonno avesse il futuro in tasca e che ci giocasse con le dita a farlo rotolare nei pressi dell’inguine. Non c’erano domande a cui non avesse risposta. A patto che lo si continuasse a foraggiare di alcool. 
Qualcuno si preoccupò non poco del suo (mio), ritorno a casa.

“Maestro, non può guidare in quelle condizioni!” 

Disse qualcuno. 

“Posso guidare a condizione che non mi si condizioni; e che funzioni il condizionatore! Questa è una condizione condizionante! “ 

Rispose lui, poi si fece scuro in volto. 

“Le macchine non voleranno mai, né nel 2000 né nel 3000. Vi hanno raccontato un sacco di balle, lo so. 

Chissà come aveva ricordato una domanda nata in quella sera ancor prima della sua stessa nascita. 
A quella frase uno di quelli che ormai si potevano definire degli adepti si rivolse a lui dicendo. 

“A proposito, devo cambiare macchina. Mi conviene farlo adesso? Come sarà la macchina nel futuro? Euro8, Euro9, come?” 

Totuonno si strizzo le tempie tra il pollice e l'anulare della mano sinistra e senza soluzione di continuità afferò al volo con la mano destra una birra vagante destinata ad un altro tavolo, la fini in un fiato ed eruttò. 

“La macchina del futuro avrà le ali come i nuvenia pocket. 
Così che la guidi anche in quei giorni col tanga. 
Avrà 7 chili di segatura ché non si sa mai quale merda puoi pestare. 
E potrai entrarci dentro e guardare fuori o viceversa che tanto sarà lo stesso di quando sei fuori e nessuno ti guarda dentro ma tu da dentro guardi fuori. 
Avrà la linea riservata che sul traffico non la senti e ti possono chiamare. 
E se rispondi te lo dice che stai rispondendo, così sai quello che fai. 
La macchina del futuro te la ruberanno i ladri del futuro. 
Che avranno i grimaldelli intelligenti che ti parlano di Shopenauer quando funzionano bene, e ti parlano di Flavia Vento quando funzionano male. 
Se avrai bisogno di un prete non ci saranno problemi, se avrai bisogno di un panettiere non ci saranno problemi, se avrai bisogno di una macchina del passato invece sì che ci saranno problemi. 
Perché avrai la macchina del futuro e quella non torna indietro. 
La macchina del futuro si chiamerà " Duna " . 
E se ne avrai una coppia si chiameranno " Ddue " . 
E così via, in crescendo. 
E planerà sulle disgrazie del mondo come una mosca sul letame. 
La macchina del futuro andrà a Clearasil. 
Così avrai la pelle liscia e protetta quando sei in coda. 
E adesso che sai queste cose. 
Adesso che sai come sarà la macchina del futuro, dimmi... 
Perché io devo stare qui a parlartene che lo sapevi già? 
Che sono parole inutili per chi non sa leggere, e leggère per chi è inutile. 
La macchina del futuro ci aspetta all'angolo. 
Questo i politici lo sanno. 
E' per questo che fanno le rotonde nelle strade.”
 

Un ovazione accolse quelle ultime parole. A suggello della serata e a eterno ringraziamento per aver trovato finalmente una guida spirituale tutti si premurarono a pagare un ultimo giro di Birra e Tequila. 
Totuonno ne aveva bevuta così tanta da non riconoscere la differenza tra il sapore di quello che stava bevendo e il sapore dell’acqua. 
Finì quel bicchiere e poi cadde in un sonno profondo. 
Nessuno osò disturbare il riposo del Vate. 
Io ripresi conoscenza qualche tempo dopo con un morso di fame nello stomaco. 
Sembrava che il maestro se ne fosse andato, eravamo rimasti in pochi nel locale, ma quelli che erano restati parlavano di lui. 

“Ho fatto qualche cagata? 

Chiesi timoroso. 

" No è che mi sembrava che qualcun'altro parlasse per me." 

Mi risposero dandomi de lei, ma non ci feci molto caso era già un ottimo risultato che non mi dessero altri titoli meno nobili. 

"Ho voglia di Hamburger, presto!” 

Dissi cercando di tirarmi in piedi; gli altri si affrettarono a sorreggermi e a seguirmi. Mi raccontarono di Totuonno e di tutto, e nonostante ormai fossi totalmente in me, riconoscibile, sembrava si aspettassero qualche altro colpo di teatro. 
Ci trascinammo fuori dal locale per andare in Stazione Centrale. Lì gli hamburger li trovi anche alle 4 del mattino e hanno lo stesso sapore di quelli di mezzogiorno, di ogni Santo mezzogiorno. 
Ordinai 4 Big Mac e mi venne da pensare, peccato… 
Peccato che se ne sia andato, avrei potuto chiedergli anche io qualcosa. 
Avrei potuto chiedergli non so.. magari come sarà McDonalds nel futuro… 

“Uguale, uguale uguale!” 

Rispose il maestro, usando per l’ultima volta la mia voce.

remote : Luigi Bruno Cristiano

postato da remote alle ore 10:45 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: racconti, de-mentia


lunedì, 04 agosto 2008

Turno di notte

Nel settembre del 65 io avevo sei anni e abitavo da poco in zona Bande Nere, periferia di Milano allora. I miei a quel tempo se la passavano male, uscivano dal fallimento di un frutta e verdura e praticamente non avevano altro che le cose che indossavano e un centinaio di lire in tasca.
Del resto io ero uno che costava, salute cagionevole, la mia. Tra visite e spostamenti in giro per l'Italia a cercare l'ospedale migliore, il medico migliore e tutte quelle cose lì, si erano mangiati i risparmi e un sacco di verdura alla fine, quella che sennò dovevi buttarla via, quando chiusero il negozio.

In via Orsini avevano trovato casa e lavoro assieme; mia madre gestiva la portineria e mio padre aveva iniziato a fare il tassista per un tizio che si chiamava Carlo e che aveva cinque o sei licenze. A dire la verità mia madre smistava la posta, spazzava l’atrio e basta, non è mai stata forte mia madre, tutto il resto lo faceva papà. Io non lo so dove lui trovasse le forze per alzarsi alle cinque del mattino, pulire le scale in silenzio badando a non fare rumore, per poi lavarsi di fretta e scappare via col Garelli sgangherato che gli aveva prestato il padrone dei taxi. E questo succedeva tutti i giorni, che fosse freddo o caldo non faceva differenza, perché alle 7 doveva essere dall'altra parte della città e salire su una 600 multipla verde e nera, di quelle con la panchina ribaltabile di legno e il vetro scorrevole che separava il guidatore dai passeggeri.

Su quella macchina ci passava dieci o dodici ore al giorno, praticamente col culo sulla ruota anteriore sinistra, e mangiava pane e qualcosa a mezzogiorno sempre al posto di guida, fermo al primo posteggio che trovava. Poi tornava in rimessa e Carlo gli faceva ripulire la macchina, perché da li a poco arrivava quello della notte e il taxi doveva essere a posto. Alle volte quello della notte non arrivava, e così continuava lui e magari lo rivedevi la sera dopo, anche se alle 5 del mattino era tornato, aveva tirato a lucido le scale, bevuto un caffè di fretta e via.

Adesso che ci penso mio padre era un po' come quella cazzo di macchina, non si fermava mai. Arrivava a casa e se era primavera faceva il giro del giardino, e quando tornava sapeva di macchina e di terra, se era inverno andava giù nel locale caldaie e tornava su che sapeva di macchina e gasolio.

E questo odore gli rimaneva addosso anche dopo il bagno e lo ritrovavi mischiato al profumo di brillantina sul cuscino dove dormiva.

Mi ricordo che quel settembre io, io aspettavo ottobre.
Aspettavo ottobre perché iniziava la scuola, e non sapevo se mi sarebbe piaciuta o meno o se mi avessero accettato per quello che ero, non sapevo gli scherzi che mi avrebbero fatto, non sapevo come era stare qualche ora in mezzo agli estranei, lontano da mia madre.

Più o meno a metà di quel mese mio padre arriva a casa una sera tardi, io mi sveglio e lo sento dire a mia madre che sarebbe stato a casa l'indomani e che c'era una sorpresa. La sorpresa era che il giorno dopo, posteggiata davanti all'Upim proprio di fronte a casa c'era la 600 multipla. Quel giorno lì mi ha portato in giro per la città, seduto dietro come un passeggero, perché la macchina doveva fare non so quali controlli e Carlo aveva altro da fare, e allora che li facesse lui e si tenesse il tempo che restava per passarlo in famiglia.

Abbiamo girato tutta mattina, me lo ricordo bene; il tempo era incerto e lui aveva gli occhi grigi che ridevano e le mani grandi che nascondevano il volante mentre si inventava i nomi dei cartelli stradali.

Mi indicava le strade, suonava incrociando i colleghi, mi faceva vedere le piazze, i palazzi strani, i bar che usava quando aveva bisogno di andare in bagno. Era la prima volta che vedevo dove viveva quando non era con noi.

Io lo guardavo guidare e mi sembrava che lui e la macchina fossero una cosa sola che rimbalzava sulle rotaie alte del tram, sulle pietre sconnesse delle strade vecchie, con un rumore sordo e potente come una pancia vuota da troppo tempo. Vedevo Milano sfrecciare via, veloce, specchiata nei riflessi lucidi dei capelli neri di mio padre; non l'ho mai più vista così nuova e fresca, così viva.

Era un mercoledì lo ricordo bene, a cavallo di quel mese, perché il mercoledì si mangiava carne, e al nostro ritorno mia madre aveva cucinato pollo e patate fritte, e c'era un profumo da allagarti la bocca e lei aveva più sorrisi degli altri giorni. Anche più degli altri mercoledì.

Poi eravamo usciti ancora, mio padre e io, e ci eravamo occupati della macchina. L'avevamo pulita e lustrata poi lui aveva aperto il cofano e mi aveva mostrato il motore le candele e tutto, ma a me non interessava, quello era il suo giocattolo, il mio giocattolo per quel giorno era lui.
Tornammo a casa per cena dopo aver controllato la caldaia assieme. Pastina col grana e zucchine ripiene, poi il telegiornale, carosello, e io che vado a letto e non riesco a dormire, e mia madre che vuole che io dorma; non so proprio come darle torto ora. Poi sto quasi per dormire ma mi risveglia il telefono.

E’ Carlo; un collega di papà non si presenterà quella sera, questione di parenti. No, no, niente di brutto è solo nata una bimba. C'è una macchina ferma e il turno di notte scoperto.

 

remote : Luigi Bruno Cristiano

postato da remote alle ore 14:01 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: racconti


Chi sono

Utente: remote
Nome: Luigi Bruno Cristiano


Un attimo di attenzione, prego. Questo è un blog pubblico. Chiunque può commentarne i contenuti a patto che sia riconoscibile. Per evitare Spam, Flames e quant'altro, gli utenti anonimi che non lasceranno il loro nome e cognome vedranno i loro commenti cancellati.


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Commenti recenti

veneredischiena in Chiamala guerra

remote's Karma Inspired by    .: re-mork :.

Podmork the only hope to save the world!
Podmork the only hope to save the world!

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Firefox 3

Contatore

visitato *loading* volte